Tipologie di pelle e tricopigmentazione, quali sono i risultati?

tipologie di pelle e tricopigmentazione

Oggigiorno, si sente parlare sempre più spesso di Tricopigmentazione. Questa disciplina estetica, sviluppatasi dalla micropigmentazione, è sempre più richiesta dal grande pubblico, data la forte incidenza di casi di calvizie che colpisce uomini e donne a tutte le età, a partire dalla pubertà.

Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a un vero e proprio boom della tecnica e il numero di centri che dichiarano di essere specializzati in questo trattamento ha subito un’impennata. Tuttavia, ci si trova sempre più spesso di fronte a trattamenti mal eseguiti e a risultati disastrosi. Il trattamento, che dovrebbe migliorare la qualità della vita del cliente affetto da calvizie, incidendo positivamente sulla sua autostima, causa invece una condizione di profondo disagio e di malessere.

 

Perché così tanti operatori hanno difficoltà?

Perché la pelle è un organo complesso. È essenziale che il tecnico conosca tutte le caratteristiche della cute e ne tenga conto durante il trattamento. Utilizzare strumentazioni sofisticate e pigmenti testati e approvati da molti altri esperti non è sufficiente, non è una garanzia di successo.

Il pigmento utilizzato può essere sempre lo stesso, ma la pelle è un organo vivo e mutevole. È necessario analizzare la tipologia di pelle che si ha di fronte e definire un approccio consapevole e attento.

 

Accorgimenti per ogni tipologia di pelle

Prima di indicare le diverse tipologie di pelle e gli accorgimenti che il tecnico di Tricopigmentazione dovrà seguire, è opportuno sottolineare il fatto che, perché il trattamento possa essere eseguito e possa portare a un risultato ottimale, è necessario che la pelle del cuoio capelluto sia sana.

Di conseguenza, qualora vi siano patologie quali psoriasi, follicolite, ecc., sarà cura del Tricopigmentista informare il cliente dell’impossibilità di eseguire il trattamento.

 

Pelle lassa

La pelle lassa è estremamente elastica. Il tecnico la può riconoscere perché, “pizzicando” lo scalpo del cliente si formano degli strati di tessuto, la pelle si piega e si tira facilmente.

A livello tecnico, l’operatore di Tricopigmentazione dovrà tirare la pelle con le dita prima di inserire l’ago nella cute.

Per quanto riguarda la resa estetica, è possibile che i punti realizzati si allarghino con una percentuale maggiore rispetto alla norma e tendano a “spanciare”. Ciò non significa che il risultato non sia soddisfacente, ma è opportuno che il cliente sia informato preventivamente della possibilità che il punto non sia perfettamente nitido.

 

Pelle secca

La pelle del cuoio capelluto può, in alcuni casi, essere molto secca. Generalmente questo tipo di pelle tende a desquamarsi ed è caratterizzata da scaglie di cheratina che rendono complesso il lavoro del tecnico.

In questo caso, prima di cominciare il trattamento, si consiglia di applicare un impacco di olio di mandorle dolci che possa ammorbidire e idratare la pelle rendendola meno secca. Durante la rimozione dell’olio, prima dell’inizio del trattamento, sarà opportuno frizionare energicamente la pelle per rimuovere le scaglie rimaste sul cuoio capelluto.

 

Pelle grassa

Anche la pelle grassa può rappresentare un ostacolo per l’operatore specializzato in Tricopigmentazione.

Il tecnico, infatti, deve lavorare, con l’ago specifico, a livello del derma superficiale. Se la cute è molto grassa, però, lo strato ceroso che si forma sull’epidermide rende difficile, per l’operatore, riuscire a raggiungere lo strato dermico corretto. Il rischio che si corre è quello di depositare il pigmento a profondità diverse, ottenendo un risultato disomogeneo.

Il tecnico, in questo caso, dovrà raccomandare al cliente l’utilizzo di uno shampoo seboregolatore che sgrassi la pelle in profondità e che permetta, durante la seduta successiva, un’applicazione di pigmento costante e omogenea.

 

Pelle ustionata

La pelle ustionata presenta una fondamentale peculiarità: è un tessuto cicatriziale. La Tricopigmentazione può essere utilizzata sulle cicatrici, tuttavia è necessario possedere grandi abilità tecniche, e soprattutto è importante essere in grado di capire a che tipo di cicatrice ci si trovi di fronte, per evitare che il pigmento possa allargarsi e portare alla formazione di macro-dots.

 

Pelle con dermatite

Se il cuoio capelluto presenta una condizione di dermatite, significa che non è sano. Il trattamento, di conseguenza, non può essere eseguito nelle zone interessate dall’infiammazione.

Se le aree sono limitate e non estese, il tecnico può semplicemente evitarle e trattarle in un secondo momento, quando la cute sarà guarita. Se, al contrario, la dermatite interessa delle aree molto vaste, è preferibile che il cliente si affidi a un dermatologo, curi la dermatite, e si sottoponga al trattamento di Tricopigmentazione in un secondo momento.

 

Pelle dopo un trapianto di capelli

La Tricopigmentazione è ormai accettata da diversi anni dal mondo della chirurgia della calvizie come tecnica complementare al trapianto di capelli. Questa operazione, infatti, presenta dei limiti numerici invalicabili e la Tricopigmentazione può colmare queste mancanze donando, dopo un trapianto, un aspetto ancora più folto al cuoio capelluto.

A seguito di un trapianto, la pelle presenta alcune caratteristiche che devono essere ben analizzate e tenute in considerazione:

  • Il trapianto di capelli è un’operazione di chirurgica e, in quanto tale, causa dei traumi inevitabili alla pelle. È necessario che tutte le ferite si siano completamente rimarginate prima che il tecnico di Tricopigmentazione possa procedere con il trattamento. Generalmente sono necessari almeno 6 mesi perché la cute si possa rigenerare completamente.
  • In alcuni casi, nella zona del cuoio capelluto dove il chirurgo esegue gli innesti (cioè dove inserisce le unità follicolari), la cute risulta ipertrofica, cioè inspessita. Il tecnico di Tricopigmentazione deve rendersene conto e adattare il proprio sistema di lavoro a questo elemento.
  • Il trapianto di capelli porta alla formazione di cicatrici nella zona donatrice dello scalpo (cioè la zona da cui sono estratte le unità follicolari). La Tricopigmentazione rappresenta un buon metodo per camuffare gli esiti cicatriziali nascondendoli all’occhio dell’osservatore. Tuttavia, come già ribadito, le cicatrici sono zone imprevedibili, per il cui trattamento sono richieste estreme abilità tecniche. In alcuni casi si consiglia di eseguire un test su una piccola area della cicatrice. Se, a distanza di qualche giorno, si osserva che il punto è ben definito, è possibile procedere. Al contrario, sarà opportuno informare il cliente dell’impossibilità di eseguire il trattamento. Inoltre, se le cicatrici sono eccessivamente estese o cheloidee, l’operatore specializzato in Tricopigmentazione non potrà procedere con il trattamento di camouflage.
Iscritto al forum Ieson dal 2007, Salusmaster dal 2007 e Bellicapelli dal 2010, moderatore globale del forum Bellicapelli. Creatore di: bellicapelliforum.com, blogcalvizie.it, beautymedical.it, alliance4hair.com, insalacoclinic.com e gestore di oltre 20 website che trattano il tema della perdita dei capelli. Responsabile marketing, comunicazione e CRM nello Staff di Milena Lardì dal 2012. Partecipazione attiva ai più importanti meeting mondiali sulla chirurgia della calvizie. Da maggio 2020 sono consulente con esclusiva nazionale per il Web della dott.ssa Chiara Insalaco.