Mirror Gazing, disformismo e capelli

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L’immagine che ogni individuo ha di sé condiziona la sua sfera psicologica in termini di sicurezza personale, emozioni, comportamenti e autostima.

Da qualche anno è stato coniato un termine inglese, Mirror Gazing, per indicare una modalità terapeutica di sviluppo di emozioni e consapevolezza di sé. L’obiettivo è comprendere come ci si senta con se stessi e con il proprio corpo e quanto si sia in grado di accettare la propria persona.

In alcuni casi la terapia, che consiste nell’utilizzo di uno specchio per favorire un’autoanalisi, è utilizzata per persone con disordini dissociativi dell’identità o per individui affetti da disturbi alimentari.

Nell’ambito della chirurgia della calvizie, il termine si è recentemente diffuso con un’accezione differente e in un certo senso negativa, poiché sta ad indicare una forma di dismorfismo corporeo.

 

Cos’è il dismorfismo corporeo?

Con il termine Disturbo di Dismorfismo Corporeo (DDC), o Dismorfofobia, si intende una condizione che porta l’individuo a preoccuparsi eccessivamente per un difetto fisico, reale o presunto. Le conseguenze possono portare a uno stato di prostrazione e di disagio talmente profondi da compromettere la sfera sociale, relazionale, lavorativa e portare, nei casi più estremi, a un completo isolamento sociale.

Generalmente il disagio è vissuto in maniera ossessiva. I pensieri sono ripetitivi, ci si concentra continuamente sulla zona del corpo interessata, si cerca di studiare metodi di camuffamento, ci si lamenta dell’impossibilità di farlo.

La vita quotidiana ne è condizionata e risulta compromessa. Chi è affetto da dismorfismo corporeo tende a specchiarsi in continuazione o, al contrario, a evitare in qualsiasi modo di vedere la propria immagine riflessa. Lo specchio diviene una vera e propria ossessione che non permette a chi è affetto da questa condizione di vivere serenamente la propria vita.

Le persone che soffrono di Disturbo di Dismorfismo Corporeo descrivono spesso lo specchio come un oggetto che li imprigiona, che causa ansia, frustrazione e depressione. Di fronte alla propria immagine percepiscono una sensazione di paralisi, si sentono completamente soggiogati dal riflesso del proprio corpo.

 

Dismorfismo corporeo e calvizie

La calvizie rappresenta una condizione che mina drasticamente l’autostima dell’individuo. Può accadere che il paziente che ne è affetto si concentri eccessivamente sul proprio scalpo e non riesca più a vivere la propria dimensione sociale con serenità.

I chirurghi della calvizie utilizzano il termine Mirror Gazing in particolare per indicare la tendenza dei pazienti, in seguito a un trapianto, a osservarsi con eccessiva morbosità notando particolari che a occhio nudo non sono percepibili, come la presenza di una minima asimmetria della linea frontale, o sottolineando imperfezioni in realtà non esistenti.

Ricordiamo innanzitutto che in natura non esistono simmetrie perfette. Una hairline totalmente regolare e simmetrica risulterebbe innaturale. Tra i già complessi compiti del chirurgo rientra anche la capacità di gestire i pazienti che hanno una percezione distorta della propria immagine.

 

Letteratura di supporto

La letteratura può rappresentare uno strumento prezioso per il medico poiché fornisce una chiave di lettura psicoanalitica per comprendere quale sia il disagio di chi soffre di Disturbo di Dismorfismo Corporeo.

In particolare, “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello mostra come l’osservazione di una persona possa condizionare la percezione che si ha di sé. Il protagonista dell’opera, Vitangelo Moscarda, conduce una vita del tutto ordinaria. Un giorno sua moglie gli dice di aver notato che il suo naso è leggermente storto. Questa esternazione lo porta a una vera e propria crisi di identità poiché si rende conto che le persone che lo circondano hanno un’immagine della sua persona diversa da quella che ha lui.

Tematiche simili sono affrontate anche da Paul Watzlavick in “Istruzioni per rendersi infelici” e in “Pragmatica della comunicazione umana”, analisi psicologiche e antropologiche sapientemente tessute su una rete di umorismo e sarcasmo.

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