Caduta dei capelli, i tipi di alopecia e come intervenire.

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Con il termine “calvizie” indichiamo una condizione di carenza o totale assenza di capelli e peli nella zona del cuoio capelluto. Può trattarsi di una situazione temporanea, nei casi in cui il follicolo pilifero stia attraversando una fase transitoria di inibizione, o permanente, quando il follicolo pilifero è completamente e definitivamente inattivo.

La calvizie può avere ripercussioni sulla sfera emotiva e psicologica dell’individuo affetto, indipendentemente dall’età in cui si manifesta.

Comprendere le cause della calvizie rappresenta il primo passo per l’identificazione di una terapia efficace per invertire o rallentare il processo di caduta.

 

Il ciclo di vita del capello

Sono circa 1 milione i follicoli piliferi presenti sul cuoio capelluto di ogni individuo, sebbene i capelli effettivamente visibili siano 100.000 – 150.000. La caduta dei capelli rappresenta un fenomeno fisiologico che non deve destare preoccupazioni. Ogni giorno, infatti, perdiamo circa 100 capelli.

I follicoli piliferi del cuoio capelluto sono attivi e soggetti a un ciclo di vita che porta i capelli a crescere ogni mese di circa 1 – 1,5 cm.

Il ciclo di vita dei follicoli umani è asincrono, cioè ogni capelli si trova in una fase diversa rispetto agli altri.

Il ciclo di vita consta di tre fasi principali:

  • La fase di crescita prende il nome di fase anagen: ha una durata di massimo 4 anni nell’uomo e di 7 nella donna. Si verificano importanti modifiche a livello cellulare e si osserva una crescita di 0,4 mm al giorno. Circa l’85% dei follicoli si trova in questa fase.
  • La fase catagen è la fase di involuzione: l’attività proliferativa in sede al follicolo pilifero si interrompe, così come le sue funzioni vitali. La durata di questa fase è di 7-21 giorni e interessa circa il 2% dei capelli nello stesso momento.
  • La fase di riposo del follicolo pilifero è definita telogen: dura circa 3-4 mesi, al termine dei quali sarà sufficiente una modesta trazione perché il capello si stacchi dalla sede e cada. Nella sede stessa avrà avuto inizio un nuovo ciclo di vita. La percentuale di capelli che si trova in questa fase varia tra il 4% e il 24%.

Nel corso della vita, questo ciclo può ripetersi fino a 20 volte.

Alcune condizioni influenzano questo processo, rallentando o interrompendo il ciclo di vita del follicolo pilifero.

 

Alopecia androgenetica

L’alopecia androgenetica colpisce più dell’80% degli uomini e più del 40% delle donne a partire dalla pubertà. Data l’altissima percentuale di individui che ne sono affetti, l’alopecia androgenetica prende anche il nome di calvizie comune.

Il termine “alopecia” deriva dal greco alópex (volpe), e indica una tipologia di perdita di capelli a chiazze, simile a quella della volpe in primavera.

Sebbene non abbia conseguenze sull’individuo dal punto di vista fisico, l’alopecia androgenetica può condizionare l’autostima della persona affetta, condizionandone la vita affettiva e lavorativa, a causa del cambiamento estetico che comporta.

Il termine “androgenetica” indica la stretta correlazione tra il manifestarsi della patologia e l’azione di ormoni androgeni e fattori genetici erediari.

Già nel IV secolo a.C. Aristotele aveva notato che gli eunuchi e i bambini non soffrivano di calvizie. Ciò mostrava un legame tra la secrezione di ormoni maschili e la caduta dei capelli.

Cause dell’alopecia androgenetica

La calvizie è causata dall’azione di un particolare ormone androgeno, il diidrotestosterone (DHT), prodotto a partire dal testosterone, dall’azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi di tipo 2. Il DHT è presente non solo negli uomini, ma anche nelle donne, seppur in percentuale inferiore.

Il DHT è responsabile:

– Della riduzione della fase anagen e del conseguente allungamento della fase catagen e della fase telogen;

– Della sincronizzazione graduale del ciclo di vita dei follicoli piliferi (e della conseguente possibilità di telogen effluvium);

– Del processo di miniaturizzazione del follicolo pilifero che diviene sempre più sottile e non genera più capelli terminali;

– Dell’atrofia del capello.

Negli individui di sesso maschile, il DHT è prodotto dalle cellule interstiziali dei testicoli in una quantità di circa 8 mg al giorno. Nelle donne, invece, la produzione avviene a carico delle ovaio e dalle ghiandole cortico-surrenali.

Studi hanno dimostrato che l’enzima 5-alfa-reduttasi è presente in quantità maggiore in seno ai follicoli piliferi maschili rispetto a quelli femminili. Inoltre, l’attività dell’enzima è maggiore nella zona frontale rispetto a quella occipitale.

Il decorso della patologia dipende dalla quantità di recettori per gli androgeni. Anche una diminuzione delle proteine di trasporto degli androgeni nel sangue (SHGB) o delle aromatosi follicolari, cioè di particolari enzimi in grado di trasformare il testosterone in estrogeni, essenziali per la fortificazione del capello, possono causare la caduta.

Ancora non sono conosciute le combinazioni genetiche che predispongono un individuo all’alopecia androgenetica. Ciò che è certo è che si tratti di una patologia poligenica. Il gene recettore degli ormoni androgeni è localizzato sul cromosoma X. Si eredita, quindi, da parte materna. Altri geni implicati nella caduta dei capelli sono stati recentemente scoperti. I meccanismi d’azione, tuttavia, sono ancora sconosciuti.

La zone della nuca e delle tempie sono ormono-indipendenti. Per tale caratteristica, l’alopecia androgenetica in fase avanzata determina la formazione della calvizie “a corona”.

Studi dimostrano che gli uomini di razza nera e asiatica hanno una probabilità di quattro volte inferiore di sviluppare l’alopecia androgenetica rispetto agli uomini di razza caucasica e, nel caso in cui la condizione si verifichi, l’inizio è ritardato.

 

La scala Norwood

Il decorso dell’alopecia androgenetica è differente in ogni individuo. Negli anni ’50, James B. Hamilton sviluppò un sistema per classificare la calvizie maschile, basato su diversi gradi, codificandoli in base all’arredamento della linea frontale e parietale e allo stadio di diradamento del vertice.

Negli anni ’70, Norwood aggiunse alcuni livelli intermedi e perfezionò ulteriormente la scala.

La scala Norwood-Hamilton classifica l’alopecia androgenetica nell’uomo in 7 stadi principali, partendo da un primo stadio in cui si ha un leggero accenno di recessione lungo la linea fronto-temporale, fino allo stadio 7 che vede la zona superiore dello scalpo completamente calva. Ciò che rimane è una striscia di capelli in zona occipitale. Di seguito una breve indicazione degli stadi della scala Norwood:

 

  • 1° stadio: Si osserva un primo accenno di recessione lungo l’attaccatura anteriore dei capelli nella regione fronto-temporale.

 

  • 2° stadio: La recessione dell’area frontale diviene più evidente. Si presenta, solitamente, con aree simmetriche di forma triangolare nella zona delle tempie. I capelli tendono a diradarsi anche nella zona centrale dello scalpo, sebbene in misura inferiore.

 

  • 3° stadio A: La recessione dell’attaccatura è ancora più profonda e marcata, il diradamento è molto definito.

 

  • 3° stadio vertex: la caduta interessa soprattutto la zona del vertice.

 

  • 4° stadio: la recessione della linea frontale è ancora più grave e si ha una carenza di densità anche nel vertice. Sono ancora presenti dei capelli che attraversano la parte superiore dello scalpo.

 

  • 5° stadio: è ancora presenta una striscia di capelli sulla sommità del cuoio capelluto ma è più sottile e le zone glabre si fanno sempre più estese.

 

  • 6° stadio: La zona del vertice e quella del frontale, ormai del tutto glabre, si uniscono estendendosi lateralmente e posteriormente, costituendo un’unica area esposta.

 

  • 7° stadio: L’area superiore dello scalpo è completamente calva. Rimane una striscia di capelli che si estende nella zona occipitale da un orecchio all’altro. Ci troviamo di fronte allo stadio più avanzato di alopecia androgenetica.

Negli uomini è possibile distinguere tra:

  • Calvizie a evoluzione rapida: si manifesta intorno ai 18 anni, molto spesso caratterizzata da angoli di alopecia fronto-parietale profondi, e diviene più marcata e visibile entro un paio d’anni. Nei casi più severi l’individuo raggiunge lo stadio 5-6 della scala Norwood prima dei 30 anni.
  • Calvizie a evoluzione lenta: inizia intorno ai 30-35 anni in uomini che già presentano un grado 2 o 3A (vertex) sulla scala Norwood e progredisce con lentezza con il passare degli anni. Solo nel 10-15% dei casi raggiunge gli stadi 4 e 5.

 

La scala Ludwig

Il termine FAGA (Female Andro Genetic Alopecia) indica l’alopecia androgenetica che colpisce le donne.

Solitamente nelle donne la linea frontale è conservata e si assiste a un diradamento diffuso. In casi particolarmente severi, il diradamento prosegue fino a interessare l’intera zona del vertice.

I capelli risultano più radi, sottili e difficili da gestire e domare. Alcune donne lamentano bruciore, formicolio e sensazione di prurito a carico del cuoio capelluto.

Ludwig classificò la calvizie femminile distinguendo tre gradi. Il primo grado vede un diradamento limitato e poco visibile, il terzo grado riunisce quelle donne il cui diradamento assume le caratteristiche di quello maschile. In quest’ultimo caso è opportuno effettuare un accertamento per scongiurare uno stato iperandrogeno.

 

DUPA (Diffuse Unpatterned Alopecia)

Si tratta di una tipologia di calvizie di tipo androgenetico che colpisce, però, l’intero scalpo, senza eccezione della zona occipitale.

Diagnosticabile tramite un esame videodermoscopico, è molto diffusa nelle donne e porta a un diradamento su tutto lo scalpo.

È essenziale diagnosticare correttamente la DUPA poiché chi ne è affetto non è un buon candidato per un trapianto di capelli in quanto anche i capelli della zona donatrice sono sottoposti a un processo di miniaturizzazione.

 

Calvizie fisiologica

Il termine “calvizie fisiologica” indichiamo l’alopecia fronto-parietale maschile. Questa tipologia di diradamento si manifesta con un arretramento della linea fronto-parietale e porta alla formazione della cosiddetta stempiatura.

Non è automatico che l’alopecia fronto-parietale sfoci in alopecia androgenetica. La densità di mid-scalp e vertice possono rimanere inalterate e il diradamento può interessare esclusivamente la zona frontale.

Spesso è complesso distinguere le due condizioni, poiché l’alopecia areata inizia in molti casi con un arretramento fronto-temporale.

Anche in questo caso gli esperti ritengono che le cause della caduta siano genetiche, ma che i geni responsabili siano diversi da quelli che portano all’alopecia androgenetica.

 

Alopecia areata

L’alopecia areata è una forma di calvizie che si manifesta con una caduta di capelli in chiazze glabre con forma ovulare.

Si tratta di una patologia infiammatoria cronica che colpisce i follicoli piliferi in particolare nelle zone temporali e in quella occipitale.

Nei casi più severi, la caduta può interessare l’intero cuoio capelluto (si parla di alopecia totale) o estenersi a tutto il corpo, coinvolgendo sopracciglia, ciglia, peli pubici, di braccia, gambe e ascelle, ecc. (alopecia universale).

Oltre alla formazione di chiazze glabre sullo scalpo, è possibile assistere a:

  • Leuconichia (la colorazione delle unghie subisce una modifica nel colore),
  • Pitting ungueale,
  • Fragilità e opacità delle unghie.

Generalmente la caduta dei capelli è asintomatica, tuttavia una percentuale limitata di individui lamenta una sensazione di formicolio al cuoio capelluto.

La patologia colpisce circa il 2% della popolazione mondiale e la sua incidenza è maggiore negli individui affetti da sindrome di Down.

A differenza dell’alopecia androgenetica, l’areata colpisce generalmente gli individui in tenera età e raramente si manifesta dopo i 60 anni.

In oltre il 90% dei casi la caduta è reversibile. Nel 50% dei casi la ricrescita avviene entro un anno. Tuttavia la patologia ha spesso carattere recidivante.

 

Cause dell’alopecia areata

Le cause che portano all’insorgere di questa forma di alopecia non sono ancora chiare, sebbene studi dimostrano un carattere multifattoriale. Sicuramente il sistema immunitario svolge un ruolo essenziale nell’attaccare il follicolo pilifero. Quest’ultimo cessa la propria attività proliferativa e i capelli cadono.

La ragione dell’attacco non è ancora chiara. Sicuramente è necessario che vi sia una componente genetica. Altri fattori da annoverare tra le cause scatenanti sono anemia, malnutrizione o meccanismi psicogeni a seguito di un forte stress o trauma.

L’incidenza dell’alopecia areata aumenta in presenza di malattie del sistema immunitario, quali:

  • tiroidite,
  • lupus eritematoso,
  • dermatite atopica,
  • vitiligine,
  • celiachia,
  • diabete mellito di tipo 1,

 

Tipologie di alopecia areata

Oltre all’alopecia totale e universale di cui abbiamo già parlato, è possibile distinguere:

  • Alopecia areata monolocularis: colpisce solo una zona del cuoio capelluto,
  • Alopecia areata multilocularis: colpisce diverse zone del cuoio capelluto,
  • Alopecia barbae: colpisce la zona della barba,
  • Alopecia areata ophiasis: questo termine latino significa “serpente”. La caduta dei capelli assume una forma sinuosa generalmente nella zona occipitale o temporale del cuoio capelluto.

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